4/07/10
1962, SPAGNA LA MIGLIORE, MA IL BRASILE PAGO’ UNA ESCORT E L’ARBITRO BUSTAMANTE
LA SPAGNA LA MIGLIORE, TREMILA DOLLARI PER UN ARBITRO
DAL MIO LIBRO “PERDA IL MIGLIORE” UNO DEI CAPITOLI DEDICATI AL MONDIALE DEL 1962.
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DI FRANCO ROSSI
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1962: Il Real Madrid è la squadra di club più forte del mondo, vince ovunque, dà spettacolo e diverte. In pochi anni diventa un’autentica leggenda del calcio e quando nel 1962 c’è da impostare la Spagna per i Mondiali cileni è normale che vengano chiamati molti madrileni.
Qualcuno però non risponde all’appello: sulla panchina c’è Helenio Herrera, ex odiato allenatore del Barcellona che l’Inter ha prestato per qualche mese alla federcalcio spagnola.
La Spagna viene sorteggiata nel girone più difficile con Brasile, Messico e Cecoslovacchia e quando c’è la partita che decide, quella del “dentro o fuori”, è l’arbitro a deciderla.
Spagna-Brasile è la più bella gara di tutto il Mondiale. Herrera assieme a Puskas e Gento, grandissimi, ma ormai sulla via del tramonto, fa giocare diversi ragazzini.
I suoi schemi sono semplice e vengono realizzati a velocità tripla rispetto a quella dei brasiliani.
L’arbitro favorisce sfacciatamente i brasiliani: è cileno e sa benissimo che gli organizzatori mai gli perdonerebbero l’eliminazione dei campioni del mondo.
Si chiama Bustamante e due giorni prima era stato sorpreso con una ragazza di facili costumi (oggi di chiamarebbe escort, ma a quei tempi la parola giusta era puttana), ragazza procuratagli dai dirigenti della federazione brasiliana: Mozart di Giorgio, Mendonça Falcao, Luis Murgel e Geraldo Starling Soares.
La ragazza, fermata dalla polizia, afferma che i dirigenti brasiliani gli hanno dato tremila dollari, che doveva dividere con il signor Bustamante…La Spagna perde all’ultimo secondo di gioco, e abbandona i Mondiali con il plauso dei critici.
Ha raccolto meno di quanto meritasse, ma per Helenio Herrera è la consacrazione a livello internazionale. Ha vinto scudetti in Spagna e in Francia, all’Inter lo chiamano Mago, è l’allenatore della svolta.
Esistono battaglioni di tecnicici che hanno inventato il calcio, lui ha inventato l’allenatore.
Con la Spagna ai Mondiali del Cile ha anticipato di dodici anni il calcio totaloe degli olandesi. Il suo “Taca la bala” non era altro che il pressing a tutto campo, ma nessun crititico è in grado di teorizzare quel che ha visto al Sausalito Stadium di Vina del Mar contro il Brasile.
C’è la bravura di Garrincha da esaltare, ci sono i due gol di Amarildo, già definito il nuovo Pelè e c’è tanta voglia di rifugiarsi nel banale. Peccato perchè Helenio Herrera per il calcio è stato fondamentale quanto e più di un fuoriclasse, di un Puskas o di un Di Stefano. Helenio è riuscito a cambiare radicalmente le abitudini delle società dove ha lavorato.
Arrivò a Barcellona e per rivoluzionare tutto trasformò lo spogliatoio in una polveriera. Prima del suo arrivo i veri padroni del club azulgrana erano i giocatori. Bravi, viziati e coccolati.
C’è Lajos Kubala sbarcato in Spagna per sfuggire alle miserie dei regimi dell’Est e inseguire i sogni del capitalismo. E’ la metà degli anni Cinquanta e il regime di Franco adotta subito il fantasista Kubala come esempio dell’anticomunismo più viscerale. I proclami di Herrera, i comizi, le sparate dialettiche e l’esaltazione di un egocentrismo sfrenato non incantano l’altrettanto furbo Lajos.
Tra i due, inevitabile, ogni prepartita diventa l’occasione per ribadire la propria personalità. Kubala è il più amato dai tifosi del Barcellona ed Herrera lo sceglie per questo motivo come suo nemico personale da abbattere. Un grande nemico è l’unico obbiettivo per affermarsi.
Protagonista di un film sulla sua vita, film che aveva battuto ogni record d’incassi, Kubala diventa un autentico Intoccabile. Per tutti, non per Helenio che decide di farlo fuori, aspettando il momento giusto.
E il momento giusto arriva alla vigilia di un Barcellona-Real Madrid. Helenio aveva riempito i muri dello spogliatioi con cartelli con scritto: “Vinceremo, per noi c’è solo la vittoria, non avrai altra vittoria che la mia”.
Lajos Kubala, che della vita ama tutto, non soltanto il calcio, tira fuori una bottiglia di Dom Perignon millesimato e, tra lo sbalordimento dei compagni, dopo aver preso in mano una scarpetta da calcio, la riempie di champagne. Mentre il Mago, che non si è accorto di nulla, grida: Siamo noi i più forti, i più forti siamo noi!” Kubala si alza in piedi, gli si para di fronte e, alzando la scarpetta a mo’ di calice, gli urla: “Lo vada a dire a quelli del Real e li convinca”.
Helenio imperturbabile lo toglie di squadra. Non solo per la partita con il Real, ma anche per tutte quelle che seguiranno. Il Barcellona vince anche senza Kubala e la fama del Mago si allarga a macchia d’olio in tutta Europa. I calciatori di grandissima personalità gli fanno ombra e lui non li ama. Quando arriva all’Inter convince Moratti a vendere l’argentino Angelillo che ha una storia d’amore con una cantante di night dal nome esotico di Ilya Lopez (all’anagrafe di Brescia Attilia Tironi). Angelillo viene venduto e dopo un po’ Helenio entra in rotta di collisione con Mario Corso, il pupillo di Angelo Moratti.
Ogni fine stagione il nome di Corso viene messo in cima alla lista di quelli che debbono partite. Helenio sa benissimo che Moratti non lo accontenterà mai, ma in cambio ottiene sempre un ritocco d’ingaggio. Helenio ha avuto sempre bisogno, per esaltare se stesso e il suo credo tecnico, di nemici suoi ma amati dai tifosi. Nemici veri come Kubala, immaginari come Corso.
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